Trilinguismo e insegnamento CLIL nella scuola primaria, Franceschi (AGIRE): “Per chi suona la campanella del buon senso?”.

Quale genitore, docente o semplice cittadino può non essere d’accordo leggendo le premesse del Piano Trentino Trilingue (Piano Straordinario della XV legislatura provinciale per l’apprendimento delle lingue comunitarie) e dell’introduzione del CLIL (Content and Language Integrated Learning, ovvero “un apprendimento integrato di contenuto e lingua”)? Probabilmente nessuno. In realtà in particolare nella scuola primaria, la difficile applicazione di questo Piano è riconducibile a più fattori: i docenti di lingue straniere insegnano “in verticale” e talvolta anche in plessi diversi, il tempo pieno richiesto dalle famiglie, la capacità di attenzione dei bambini.

Se prima esisteva un monte ore adeguato per l’insegnamento dell’ italiano, della matematica e delle discipline (materie che richiedono tempi lunghi per consolidare le conoscenze apprese, avvio al metodo di studio e rielaborazioni), oggi oltre a una riduzione significativa di queste ore si è costretti a definire l’orario settimanale in modo illogico. Un tempo non molto lontano, il buon senso ci portava a rispettare un minimo equilibrio mettendo le materie più impegnative nelle prime ore della giornata; questo non è più possibile farlo, dato che entrando in 6/7 insegnanti nella stessa classe va da sè che l’orario non è più a misura di bambino, ma giocoforza a misura delle esigenze degli insegnanti di lingua straniera spalmati su più classi e non è certo per colpa loro.

La scuola dove insegno è frequentata da bambini che provengono da paesi limitrofi e si devono alzare prima delle 7 per affrontare il viaggio in pulmino: arrivati a casa c’è chi va a sciare con il frontalino, chi in piscina, chi alla Scuola Musicale, chi a danza, chi a catechesi… e chi deve fare anche qualche esercizio che le insegnanti assegnano, nella vana speranza che qualche conoscenza in più venga consolidata dato che a scuola è praticamente impossibile approfondire. Non molto tempo fa c’era il tempo per ascoltare i bambini, e se serviva qualche aggiustamento nell’orario esisteva una flessibilità che ora è impensabile e una programmazione settimanale molto più partecipata e condivisa. Ma come può una scuola primaria essere così ingessata e costringere i bambini a ritmi così serrati adatti a scuole di altri gradi? Come può una scuola primaria ridurre il monte ore di materie fondamentali come l’italiano e la matematica?

Se è davvero così importante imparare a “comunicare in tedesco e inglese”, usiamo l’insegnamento in CLIL in modo più flessibile privilegiando alcuni pomeriggi attraverso il gioco a gruppi di livello, ma soprattutto facciamo tutti il CLIL nelle materie che hanno un linguaggio universale: l’immagine, la motoria, la musica, perchè queste sono le discipline dove i bambini imparano a vivere nel rispetto dell’altro e a lavorare insieme divertendosi. Io sono dalla parte dei bambini.

Francesca Franceschi – Candidata di AGIRE per il Trentino e referente per il Primiero

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