Tempo di ICEF, Robbi (AGIRE) “bisogna rivedere i parametri. Non è possibile che chi ha di meno sia costretto a dare di più.”

L’Icef (indicatore della condizione economica familiare) è un insieme di dati anagrafici, reddituali e patrimoniali che consentono l’accesso alle agevolazioni provinciali attraverso la misurazione delle condizioni economiche di un nucleo familiare. Una cosa sacrosanta, direte voi. Invece è un sistema da rivedere completamente.

Nel corso degli anni si è andato affermando come l’unico indicatore per la richiesta di prestazione assistenziali erogate da enti provinciali e comunali e ha sostituito l’indicatore ISEE (utilizzato a livello nazionale). L’indicatore dovrebbe tenere conto di condizioni sfavorevoli come la perdita di un genitore, disabilità e povertà, ma in più di un caso anziché sanare una condizione di diseguaglianza la va ulteriormente ad accrescere. Questo perché siamo in Italia e fatta la legge, trovato l’inghippo. Nelle piazze del Trentino, che frequentiamo ogni giorno, ci imbattiamo contro un pensiero totalmente negativo dell’ICEF, che non viene percepito in alcun modo come strumento di equità, anzi: ci dicono che chi è ricco, attraverso alcuni escamotage, riesce sempre a risultare non così ricco e invece chi ha un reddito normale e magari una proprietà terriera o un bene statico che non porta guadagno, viene “etichettato” come benestante.

Di conseguenza, è necessario rivedere i parametri e gli indicatori in modo che i cittadini possano tornare a fidarsi dell’ICEF e di conseguenza delle somme e/o servizi erogati dalla Provincia. Perché la fiducia dei cittadini è la base di ogni società civile e se non c’è fiducia, non c’è crescita e non ci può essere futuro.

Gian Piero Robbi – AGIRE per il Trentino

1 Commento

  1. L’I.C.E.F era stato sviluppato dal Prof. Cerea per erogare in modo più corretto le borse di studio. Si era accorto che c’erano degli studenti beneficiari che arrivavano con macchinoni ed avevano genitori con attività molto redditizie, ma che riuscivano a mantenere bassi i redditi. Allora hanno iniziato a valutare tutta una serie di parametri aggiuntivi: in primis proprietà immobiliari e finanziare. L’intenzione era lodevole, però il problema non era il metodo di rilevazione, ma l’elusione e l’evasione. Quindi da una parte si è riusciti a sgamare situazioni non meritevoli di aiuto economico, ma dall’altra si è andati a penalizzare ferocemente chi dichiara tutto onestamente o chi non ha la possibilità di evadere come ad esempio i lavoratori dipendenti. Così invece di essere uno strumento di giustizia si è trasformato in un Incentivatore Cazzeggiatori e Furbetti. Si vanno a penalizzare i comportamenti virtuosi come il reddito ed il risparmio. Chi invece svolge attività sottobosco o addirittura illecite e mette i contanti sotto il materasso viene premiato, con tutte le relative conseguenze sulla mancanza di introiti fiscali e riduzione degli investimenti. Infine, per le persone con disabilità gravi che sono nella mia situazione che hanno molti bisogni assistenziali, ma che contemporaneamente riuscirebbero a produrre un reddito il sistema va in cortocircuito. Le varie politiche sociali non sono coordinate e quindi, anche in caso di redditi bassi, la somma delle riduzioni delle agevolazioni o l’aumento dei costi delle compartecipazioni compromettono tutto il guadagno e l’impegno di rendersi contribuente e parte attiva della società.

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