Robbi, Agire: “La sanità trentina non è all’altezza per far fronte ai problemi dei disabili”

Alcune volte sono proprio i più deboli a essere lasciati indietro. Sono proprio loro, che dovrebbero avere più attenzione di altri, ad annaspare in un mare di burocrazia, indifferenza e mancato sostegno. La storia che vi racconteremo è quella di Salvatore Mercurio, atleta più volte medagliato nel Tennis da Tavolo e operato al ginocchio a fine luglio scorso.

Salvatore sarà ricoverato all’Eremo di Arco fino al 17 Agosto, dopodiché sarà completamente solo. Non può guidare, vive in solitudine e per questo dovrà fare ricorso a cooperative a pagamento, lui che ha disposizione un modesto stipendio di 1200 euro, con tre figli cui badare. “Non so più nemmeno come arrivare a fine mese” confida.

“Com’è possibile che dopo un intervento tanto delicato, soprattutto per una persona disabile, si venga lasciati a sé stessi?” commenta Robbi, di Agire per il Trentino, presente alle prossime elezioni in ottobre, facendo riferimento all’operazione di artroprotesi tricompartimentale al ginocchio destro di Salvatore. “Già a partire dal post operatorio, la nostra sanità concede agli assistiti solo due settimane di riabilitazione, contro le tre, ad esempio, offerte dalla sanità veneta.”

Salvatore, grazie alla sensibilità dei medici e dei fisioterapisti dell’Eremo di Arco, ha portato il suo percorso riabilitativo da due a tre settimane. “Qui le persone e i professionisti sono davvero gentili e molto preparati, ma è la pianificazione e l’organizzazione scelta dalla politica che non va e che è destinata a fallire” spiega proprio Salvatore, con rammarico.

“Si potrebbe pensare che i problemi siano stati risolti grazie alla sensibilità dei professionisti dell’Eremo di Arco” continua Robbi. “E invece i problemi cominciano proprio qui. Concluse queste tre settimane di riabilitazione, Salvatore dovrebbe continuare a fare delle punture di eparina per evitare trombosi per almeno altri venti giorni… il problema è che non può farsele da solo, visto che gran parte del lato sinistro del suo corpo, compresa la mano, è paralizzata. È assurdo.”

Salvatore spiega infatti che i servizi domiciliari possono al massimo insegnare a farsi l’iniezione da soli. Il problema è che per farlo c’è bisogno di avere la possibilità di usare entrambe le mani, cosa che Salvatore non può fare.

“Il problema non è nemmeno solo la siringa di eparina giornaliera” conclude Robbi. “Salvatore dovrebbe anche indossare le calze anti-trombo, e anche per quello è necessario avere una certa mobilità di cui non dispone per ovvie ragioni. E così è costretto a rivolgersi ai privati per un aiuto – a pagamento, ovviamente – che la nostra sanità non è in grado di dare.

Questi sono problemi gravi: al posto di Salvatore ci potrei essere io, o un qualsiasi altro disabile trentino. La verità è che la sanità trentina, ad oggi, non è all’altezza per far fronte ai problemi particolari di cui soffrono i disabili, e a volte anche dei “normodotati”. Sono situazioni che non possiamo più permettere si creino: mi batterò sempre per cambiare le cose e aiutare tutta la popolazione disabile, nessuno escluso.”

Ufficio Stampa e Comunicazione – Agire per il Trentino

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