I problemi dello smart working: Corazza (AGIRE) risponde all’intervento di Ianeselli

Egr. direttore,

l’intervento del candidato sindaco del centrosinistra Franco Ianeselli sul tema dello smart working risulta molto interessante e attuale ma vorrei portare all’attenzione anche altri elementi di valutazione. Nel complesso, gli aspetti da considerare sono sociali, lavorativi e anche economici. Nella situazione emergenziale ci si è adattati a lavorare in questo modo ma molti riscontri avuti hanno considerato positiva questa esperienza soltanto in funzione di una situazione particolare come quella che è stata e non altrettanto se dovessimo considerarla in maniera più ampia. Abbiamo scoperto innumerevoli piattaforme digitali che ci hanno permesso di convocare videoconferenze, ma abbiamo anche potuto capire come sia importante che queste stesse conferenze avvengano in presenza perché i tempi si dilatano e si perde la funzione del dibattito, influenzando negativamente gli obiettivi posti. Sicuramente diverso e più efficace il caso della conferenza tra un relatore e una platea d’ascolto.

E’ inoltre da considerare come continuare a lavorare nelle sedi delle proprie aziende o uffici permetta di mantenere quel contatto sociale che è indispensabile, che costituisce una base di relazioni fondamentale sia per il corretto e rapido svolgimento del lavoro sia per un minimo di distrazione in pausa caffè o pranzo.

Nel caso si sviluppasse in maniera continuativa lo smart working sarebbe necessario fornire i lavoratori del necessario materiale per lavorare da casa: computer, linee telefoniche e connessioni internet veloci, carta, stampanti e altro ancora da imputare a chi in termini di costi? Probabilmente alle aziende e chissà se  esse saranno d’accordo.

Nell’aspetto lavorativo si deve anche necessariamente considerare la produttività e anche qui i punti di domanda posso essere molti legati alle capacità di organizzazione personale e alle condizioni in cui si viene messi a lavorare. Il ripensamento delle abitazioni, iniziando a prevedere una stanza in più ad uso studio sarebbe buona cosa a prescindere dallo smart working, fosse anche per altri utilizzi, tuttavia l’auspicio è che queste nuove stanze si possano riempire di culle e giochi perché la casa è il nostro nido e sarebbe forse meglio che il lavoro ne resti fuori.

E cosa dire dell’economia e dell’indotto?? Delle persone che per lavoro sono abituate a spostarsi in macchina e quindi a fermarsi per fare il pieno di carburante, a fare colazione al bar, la pausa caffè, la pausa pranzo, il negozio che è aperto in orario continuato e magari durante queste pause riesce a vendere qualche proprio prodotto? Non possiamo fare finta di nulla, non possiamo fare finta che il continuo via vai di persone che gravitano in centro per motivi di lavoro non costituisca di per se stesse una forma di presidio positivo contro altre attività. Abbiamo ben presente cosa succede al calar del sole nella nostra città e cerchiamo di utilizzare gli strumenti che abbiamo per fare in modo che ciò non accada anche prima del tramonto. Lavoriamo piuttosto in maniera convinta per offrire a tutti la possibilità di muoversi in maniera alternativa all’auto: mezzi pubblici, car sharing, biciclette e magari quel famoso tram di superficie che dovrebbe collegare Trento da nord a sud e che troviamo puntualmente nei programmi della Sua coalizione fin dal 2009.

Ricordiamo inoltre che il Comune, sempre con la stessa maggioranza di centro sinistra, sta prevedendo un importante e costoso intervento per realizzare nuovi uffici in via San Giovanni Bosco. Andrebbe ripensato anche questo intervento? Sicuramente sarebbe auspicabile che possa essere ripensata la collocazione perché ad oggi lascia presagire soltanto un aggravio del traffico privato e pubblico in tutta la zona circostante di via Piave e via Barbacovi che risulta già satura.

Vedrei invece dei risvolti positivi in alcune situazioni legate ai nostri festival e manifestazioni dove molti relatori potrebbero essere chiamati a intervenire a distanza, andando così a determinare notevoli risparmi per le casse pubbliche senza inficiare sulla bontà degli interventi. Per i nostri quartieri al fine di recuperare la socialità che stiamo perdendo, varrebbe invece la pena di puntare decisamente su eventi continuativi e programmati che riguardino sport, musica, arte, cultura e coinvolgano associazioni e volontariato piuttosto che immaginarne benefici derivanti dallo smart working. Tutte le cose vanno sempre ben ponderate e devono essere frutto di riflessioni che, pur con visioni diverse, portino ad avere il giusto beneficio per la città. In questo caso specifico trovo che i lati negativi siano di gran lunga superiori a quelli positivi.

Mauro Corazza

Coordinatore territoriale per la Città di Trento e candidato di AGIRE per il Trentino in sostegno a Marcello Carli

 

La lettera sul quotidiano “Trentino” del 28 agosto 2020:

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