Personale ferroviario trentino, 15 aggressioni negli ultimi anni: i dati dell’Assessore e il confronto sulla sicurezza

E’ arrivata la risposta all’interrogazione del Consigliere provinciale Claudio Cia (Agire) che chiedeva quante aggressioni sono state segnalate negli ultimi 5 anni dal personale ferroviario e su strada di “Trentino Trasporti”, e dalla risposta dell’Assessore Gilmozzi si apprende che si sono verificati una quindicina di episodi (la gran parte sui servizi gomma) ai danni di personale viaggiante dell’Azienda, cui è seguita formale querela sporta alle Forze dell’Ordine.

Alla luce dei recenti e sempre più frequenti episodi di aggressione ai danni del personale ferroviario, Cia chiedeva conto delle principali criticità segnalate dal personale di bordo, se fossero in corso confronti sul tema della sicurezza del personale e quali contromisure si intendano prendere per garantire la sicurezza di personale e passeggeri. Tante le informazioni riferite dall’Assessore.

In altri paesi europei – scrive l’Assessore – , in effetti, laddove oltre l’automazione sulla sicurezza anche quella tariffaria è più avanzata, la figura del capotreno è stata eliminata e alle varie funzioni procede il solo agente di condotta (macchinista). Ipotizzare la “rinuncia” alla funzione di controlleria, come suggerito da taluno per limitare i rischi al personale, significherebbe dunque “svuotare” la figura delle sue principali mansioni, contribuendo ad alimentare il ragionamento avviato da Trenitalia qualche anno fa circa la revisione della disciplina attuale sul doppio agente (macchinista + capotreno) a favore di una disciplina che consenta appunto l’agente unico (e conseguente risparmio di costi gestionali: sono circa 40 in totale i capotreno di Trentino Trasporti Esercizio tra Valsugana e FTM, per un costo annuo di circa 1.600.000 euro annui). È invece vero che ad oggi il presidio risulta prezioso, e che ne va garantita la funzione attivando ogni misura possibile per evitare al lavoratore minacce o aggressioni.

Per tutelare la funzione del capotreno, dunque, – informa Gilmozzi – vanno contemplate diverse misure, dagli strumenti di difesa personale (già ora leciti e consentiti) a forme più organizzate di controlleria, in ipotesi da concentrare proprio nelle stazioni di terra (capolinea di partenza), quando il controllo sociale e il personale è più numeroso (l’episodio ultimo a Trento causato dal sedicenne ha avuto conseguenze modeste anche perché Polfer ha attivo un presidio permanente in stazione, reperibile all’istante).

Il consigliere di Agire chiedeva inoltre un approfondimento sul numero dei dipendenti di Trentino Trasporti che lavorano in ambito ferroviario e sulle rispettive mansioni. Dalla risposta emerge che complessivamente, tra Valsugana e Trento-Malè, Trentino Trasporti Esercizio vede un organico che nel 2015 ha registrato una consistenza media di 114 addetti (95 gli addetti al movimento, una quarantina sulla Valsugana di cui una trentina gli agenti di condotta e scorta; 19 gli impiegati), cui vanno aggiunti 58 addetti alla manutenzione treni e linea della Trento-Malè in capo a Trentino Trasporti Spa, poco meno di 200 addetti.

Cia chiedeva infine informazioni sulle voci di una differenza di stipendio, tra personale “trentino” e personale “nazionale” in servizio sulla Valsugana, anche sul fronte della formazione del personale che sembrerebbe percorrere un iter diverso.

L’Assessore Gilmozzi non smentisce, e riferisce che “una ipotetica differenza di costo/addetto (rispetto al contratto di Trenitalia) di 5.000 euro annui porterebbe quindi ad un maggior costo complessivo annuo pari a circa 1 mln di euro, la qualcosa (in un contesto di spesa corrente in riduzione sui bilanci provinciali) condurrebbe ad una inevitabile riduzione di servizi per uguale importo, ed in definitiva ad una necessaria riduzione della forza lavoro.”

Esito dell'Iniziativa

 

Comunicato inviato il 9 settembre 2016.

 

 

 

Vai all’interrogazione e alla risposta: Ferrovia della Valsugana: trattamento peggiorativo per il personale “trentino”?

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