La storia insegna che gli estremismi si nutrono delle crisi.

Successe ad esempio in Germania, quando, grazie al martedì nero di Wall Street del 29 ottobre 1929, gli USA dovettero interrompere i flussi di denaro verso Berlino, causando disoccupazione, inflazione e, quindi, povertà. E fu facile per Adolf Hitler e la sua cerchia parlare alla pancia dei tedeschi ed ottenere democraticamente quel consenso che, dieci anni dopo, portò il mondo a una guerra sanguinosa.

Oggi stiamo correndo lo stesso rischio. La maggioranza degli italiani percepisce su di sé sia il disagio economico che il senso di insicurezza. Nonostante i proclami del Partito Democratico e i dati ISTAT, infatti, ci sono sempre più poveri e i giovani stentano a trovare un lavoro degno di questo nome che gli permetta di guardare al futuro senza ansie. In questo quadro, inoltre, s’inserisce la convinzione che l’Unione Europea sia più attenta ai nostri soldi che alla qualità delle nostre vite, per giunta infischiandosene dei flussi migratori che ci interessano direttamente solo perché abbiamo la colpa di trovarci davanti alle coste dell’Africa (così come capita a Grecia e Malta).

E sono prettamente due le conseguenze di quanto appena scritto: da un lato la rabbia verso il sistema interno che ha causato più diseguaglianza sociale, dall’altro il risentimento nei confronti di una struttura unitaria esterna a cui contrapporre un sentimento nazionalista e isolazionista. Insomma, il brodo ideale su cui possono sguazzare gli estremismi. E prova di ciò sono le tensioni sociali degli ultimi giorni qua e là per l’Italia: Bologna, Milano, Piacenza, Macerata, Roma, Palermo… e naturalmente non è un caso che le guerriglie siano scoppiate in prossimità del voto del 4 marzo, perché è ovvio lo scopo di agitare le acque e rompere gli equilibrici politici. A scontrarsi sono apparentemente due diverse visioni del mondo: da un lato i cosidetti “neofascismi” e dall’altro gli “antifascismi”.

Con una differenza non di poco. Al netto di episodi folli e singoli – come quello di Macerata perpretato da Luca Traini – il ruolo dei violenti è soprattutto di matrice di sinistra, mentre chi sta nell’estrema destra sta provando ad istituzionalizzarsi, a entrare in politica usando lo strumento principe della democrazia: il voto. La strategia è chiara: Casapound e Forza Nuova hanno deciso di indossare le vesti delle ‘vittime’. Questi due movimenti non chiedono altro che svolgere regolari comizi per conquistare consensi. Una situazione che non è tollerabile da chi si trova all’estrema sinistra, le cui frange più oltranziste (centri sociali, antagonisti, NO TAV, ecc.) hanno paradossalmente optato per metodi fascisti: ne è prova l’aggressione a Massimo Ursino, coordinatore provinciale di Forza Nuova a Palermo, accerchiato, imbavagliato e picchiato.

Sabato scorso, a tal proposito, nel capoluogo siciliano c’è stato un corteo ‘antifascista’ a cui hanno partecipato 2mila/3mila persone e durante il quale l’obiettivo verbale è stato Forza Nuova, senza alcuno slogan contrario alla violenza in generale, come se picchiare un estremista di destra fosse legittimo. Si tratta di una pericolosa deriva che va condannata senza se e senza ma, perché viviamo in uno Stato di diritto in cui ci sono leggi che vanno rispettate e il Far West non ci riguarda. Con ciò, per carità, non sto sostenendo che i buoni stiano all’estrema destra. Anzi, riprendendo l’esempio del secolo scorso, i nazisti svoltarono quando decisero che fosse giunta l’ora di abbandonare lo squadrismo e colpi di Stato in favore di azioni politiche mirate a generare consenso e, quindi, voti.

Quindi, l’auspicio è uno, detto da chi fa parte di un movimento di centrodestra: che la classe politica moderata – di destra o di sinistra che sia – si torni ad occupare dei veri problemi che interessano gli italiani, rispolverando il vero fine della politica, ovvero il perseguimento del bene comune. I bisogni della gente vanno ascoltati e soddisfatti, eliminando ogni rischio che questi possano diventare le casse di risonanza degli estremismi, tutto questo è il modo di interpretare la politica di AGIRE per il Trentino. Un augurio che dobbiamo fare ognuno di noi in vista del 4 marzo.

Gian Piero Robbi – Agire per il Trentino

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