Ferrovia della Valsugana: trattamento peggiorativo per il personale “trentino”?

Dopo il terribile disastro ferroviario avvenuto in Puglia il 12 luglio 2016, è seguito il consueto strascico di polemiche, per la verità conclusosi nel giro di pochi giorni, sulla sicurezza e sulle modalità di gestione delle tratte ferroviarie. Nella cornice di queste discussioni anche a livello locale sono emerse alcune considerazioni che hanno evidenziato come la gestione diretta da parte di Trentino Trasporti Esercizio Spa di alcune corse della ferrovia della Valsugana avrebbe generato una serie di tensioni in ambito lavorativo e sindacale.

Il tutto sarebbe riconducibile alle diverse caratteristiche contrattuali per i dipendenti della società controllata dalla Provincia, rispetto al personale di Rfi. “A suo tempo abbiamo scioperato in segno di solidarietà con i colleghi di Trentino Trasporti – hanno ricordato sulla stampa locale i ferrovieri “nazionali” – anche per indurli a non accettare il contratto-capestro che era offerto loro, ma alla fine i sindacati hanno firmato accettando condizioni di lavoro assai svantaggiose rispetto alle nostre. In questo modo la qualità complessiva del servizio è stata pericolosamente livellata verso il basso, costituendo per di più un pericoloso precedente per la tutela dei lavoratori e i futuri rinnovi contrattuali”.

A questo si aggiungerebbe una evidente differenza nello stipendio, che può arrivare a superare i 600 euro in meno per i colleghi “trentini”. Anche sul fronte della formazione del personale sembrerebbe esservi un iter completamente diverso.

Da quanto si apprende a livello “nazionale” per diventare conduttore ci vogliono almeno tre anni di lavoro, di cui uno svolto in affiancamento con un collega anziano, e la qualifica di capotreno la si ottiene dopo avere passato tutti gli scalini della formazione lungo un percorso di più anni e che permette di avere personale con un ampio bagaglio di esperienza. I colleghi di Trentino Trasporti risulterebbero invece qualificati dopo corsi della durata di qualche mese.

Anche le condizioni di lavoro sono state oggetto di critica. Non sempre può essere garantita la presenza di due persone in cabina, con il capotreno che deve svolgere il controllo dei biglietti, e sempre più a rischio di aggressioni, come oramai capita periodicamente.

Premesso quanto sopra, si interroga la Giunta provinciale per sapere:

  1. se corrispondano al vero le differenze contrattuali tra personale Rfi e quello di Trentino Trasporti nell’ambito delle corse sulla ferrovia della Valsugana gestite direttamente da quest’ultima, e in caso affermativo quali siano le differenze;
  2. quante aggressioni sono state segnalate negli ultimi 5 anni dal personale ferroviario e su strada di “Trentino Trasporti”, suddivise per anno e per tratta;
  3. quanti sono i dipendenti di Trentino Trasporti che lavorano in ambito ferroviario e con quali mansioni;
  4. quali sono le principali criticità segnalate dal personale a bordo, se siano in corso confronti sul tema della sicurezza del personale e quali siano le contromisure che si intendano prendere per garantire la sicurezza di personale e passeggeri in caso delle sempre più frequenti aggressioni.

A norma di regolamento, si chiede risposta scritta.

Cons. Claudio Cia

Le dichiarazioni sul “Trentino” del 15 luglio 2016:

Personale Rfi e Trentino Trasporti

Esito dell'Iniziativa

 

Interrogazione a risposta scritta presentata l’11 agosto 2016. L’iter sul sito del Consiglio provinciale: interrogazione n. 3426/XV

 

 

Risposta ricevuta il 2 agosto 2016: risposta-interrogazione-3426-sicurezza-personale-ferroviario

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