Dopo la bufala di Bello FiGo a Trento, restano le considerazioni di chi si è integrato

L’annunciato – e poi smentito – concerto di Bello FiGo a Trento, ha sollevato preoccupazioni e rabbia anche in Trentino.

Posso cercare di comprendere la “vena ironica” di Bello FiGo, diciamo anche la sua pseudo “vena artistica”, ma di certo non posso comprendere e tanto meno giustificare la sua assoluta mancanza di rispetto nei confronti del genere femminile, dei lavoratori onesti e soprattutto di una nazione che per la sua eredità culturale e religiosa è accogliente nei confronti degli immigrati che approdano in essa regolarmente.

Il filosofo cinese Lao Tse scriveva che fa più rumore un albero che cade, piuttosto che una foresta che cresce.

Ci sono una miriade di persone arrivate in Italia e in Trentino dai quattro angoli della terra che lavorano quotidianamente, si sporcano le mani – pagano l’affitto -, e svolgono quei compiti e quelle mansioni spesso disprezzate dalla società odierna, ma soprattutto si fanno in quattro per essere persone migliori, indipendentemente dalla loro origine, religione e dal loro bagaglio culturale.

Come immigrata e naturalizzata italiana mi sento in dovere di chiedere scusa in nome della folta comunità delle persone arrivate da altre nazioni, che amano, rispettano e cercano di integrarsi in questa cultura che ci ha accolti con le braccia aperte. Esasperare gli animi, essere maleducati ed offensivi, di certo non è giustificabile nemmeno dall’ironia, perché essa finisce lì dove manca l’intelligenza ed oltrepassa la sensibilità e la libertà altrui. I veri profughi vivono condizioni estreme di sopravvivenza e chiamarli in causa ingiustificatamente di certo non aiuterà la causa della loro accoglienza.

Non essere egoista caro Bello FiGo, non farci vergognare al momento di dire che siamo immigrati, perché sfortunatamente potremmo essere collegati ad elementi come te. Scusa la mia franchezza, ma mi vien voglia di rimandarti a casa tua in Ghana, su una barchetta e naturalmente da solo, in modo che tu possa avere il tempo di riflettere e comprendere che l’arte va più in là delle semplici battute di Trash Rap.

Nancy Tarazona – Referente del Coordinamento di AGIRE “Trentini dal mondo”

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