“Assistente sociale lavoro rischioso? Robbi (AGIRE): “Forse, il problema reale però sono le politiche sociali”.

Nel condannare senza se e senza ma ogni forma di violenza, verbale e fisica, perpetuata in qualsiasi posto di lavoro non posso non commentare le parole di Angela Rosignoli, presidente dell’ordine degli assistenti sociali della regione, che chiede che “l’intero sistema politico e amministrativo concorra alla costruzione di un sistema fondato sulla solidarietà e che segua i principi di giustizia sociale”. Un sistema in cui le responsabilità siano condivise e che tuteli chi lavora in questo ambito.

La Rosignoli inoltre lamenta che gran parte degli assistenti sociali è vittima di violenza verbale e spesso fisica. Nel condannare fermamente ogni tipo di violenza, mi sorge una domanda: ma siamo consapevoli di quali siano nello specifico le attività di un assistente sociale?

L’assistente sociale spesso porta via i minori dalle famiglie e mette la parola “fine” ad alcune situazioni difficili e disperate, siamo sicuri che le leggi in questo campo così delicato siano perfette e non migliorabili?

Io nel mio quotidiano mi trovo di fronte ad assistenti sociali che lavorano poco a favore della comunità e spesso “contro”, ma non tanto per una loro scelta personale ma perché sono costretti ad applicare leggi o regolamenti che anziché sostenere la famiglia e la cosiddetta “capacità genitoriale” la affossano definitivamente.

Per riassumere, piena solidarietà verso tutti gli assistenti sociali e verso il lavoro complicatissimo che svolgono, ferma condanna di qualsiasi forma di violenza e invito a sedersi attorno a un tavolo per discutere approfonditamente di tutte le politiche sociali e dei regolamenti vigenti, come avverrà sicuramente dopo le elezioni di Ottobre.

La crescente sofferenza in cui si trova oggi il sistema dei servizi sociali deriva direttamente dalla sfiducia, dalla rabbia e dalla frustrazione che i cittadini hanno nei confronti delle istituzioni. L’assistente sociale non viene più visto come un aiuto concreto per risolvere i problemi ma come “braccio esecutivo” di uno Stato assente incapace di farsi carico delle emergenze.

Ecco cosa dobbiamo fare. Dobbiamo riportare le politiche sociali al centro della discussione e tentare un riavvicinamento reale nei confronti del cittadino, nella speranza che torni presto a fidarsi delle istituzioni e delle figure professionali che le rappresentano.

Gian Piero Robbi – Agire per il Trentino

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