Intervento 19 e legge 68: trappole infernali. – di Roberta Pezzani

Nell’ultimo periodo, riceviamo sempre più segnalazioni di persone con problemi fisici e invalidità che hanno difficoltà a trovare un’occupazione. Questo nonostante esistano due validi strumenti quali la legge 68 e le agevolazioni dell’intervento 19, che però pare siano usate impropriamente.
Nello specifico, l’intervento 19 si proponeva di aiutare i disoccupati che hanno difficoltà a trovare un impiego. L’Agenzia del Lavoro favorisce l’instaurarsi di rapporti di lavoro a tempo determinato attraverso la concessione di contributi economici a Comuni, Consorzi tra Comuni, Comunità di Valle e A.P.S.P. al fine di attivare e gestire lavori socialmente utili (Intervento 19 di “Accompagnamento alla occupabilità attraverso lavori socialmente utili” del Documento degli interventi di politica del lavoro). I lavori socialmente utili riguardano disoccupati da più di 12 mesi o con più di 45 anni; invalidi ai sensi della Legge n. 68/99, con più di 25 anni, in difficoltà occupazionale in quanto soggetti a processi di emarginazione sociale o portatori di handicap fisici, psichici o sensoriali, segnalati dai servizi sociali e/o sanitari attraverso apposita certificazione. Rientrano fra i soggetti beneficiari anche le donne segnalate quali vittime di violenza.
Tra i tanti provvedimenti presenti nel nostro ordinamento giuridico v’è la legge n. 68/99 [1], la quale ha come scopo la promozione dell’inserimento e della integrazione lavorativa delle persone disabili nel mondo del lavoro attraverso servizi di sostegno e di collocamento mirato. Individua i disabili come: gli invalidi civili con percentuale minima di invalidità pari o superiore al 46%; gli invalidi del lavoro con percentuale minima di invalidità pari o superiore al 34%; i non vedenti (comprese le persone con residuo visivo non superiore a un decimo in entrambi gli occhi, anche con correzione di lenti); i non udenti (individui colpiti da sordità dalla nascita o prima dell’apprendimento della lingua parlata, purché la sordità non sia di natura esclusivamente psichica o dipendente da causa di guerra, di lavoro o di servizio); gli invalidi di guerra, invalidi civili di guerra, invalidi di servizio.
È una buona legge, se venisse rispettata. Ma le persone iscritte alle liste della legge 68, al collocamento, in realtà, rimangono per anni senza avere nessuna risposta. Le aziende spesso preferiscono pagare la penale prevista piuttosto che impegnarsi nell’integrazione di persone in difficoltà, che comporterebbe un monitoraggio iniziale notevole, ma che poi avrebbe come ricaduta successivi risultati molto soddisfacenti. Per quanto riguarda l’intervento 19, invece, le Amministrazioni locali intervengono nella scelta delle persone da occupare e, nelle squadre, si trovano persone senza nessun tipo di disabilità, che certamente hanno difficoltà a trovare un lavoro ma quando lo ottengono lo fanno a discapito di chi ne più necessità per dignità personale e per motivi economici .
Vengono fatte davvero molte segnalazioni su questo tema. Mi chiedo dunque con quale criterio vengano scelti i lavoratori. Inoltre, le persone che beneficiano del progetto, considerano il posto di lavoro un diritto acquisito, confermato di anno in anno. Infatti, non si verifica nessun turn over delle persone all’interno del servizio, come invece dovrebbe essere. Insomma questa bella idea di ammortizzatore sociale per le persone in difficoltà ha perso il suo fine primario, diventando un collocamento lavorativo per persone idonee al lavoro in altri contesti: a farne le spese sono, come sempre, i più deboli.
Roberta Pezzani – candidata di Agire per il Trentino

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